Via Nino Bertocchi, 1/A - Bologna

Chi siamo

la nostra storia

Da Tramonti a Bologna

La pizza ne ha fatta di strada, ma qui il “sapore verace” di Tramonti non è mai cambiato: stesse materie prime eccellenti, stessa passione di una volta.

Tutto inizia nel 1963, quando Benito Vaccaro saluta la Costiera per cercare fortuna a Bologna. Sotto le Due Torri, all’epoca, la pizza era quasi un oggetto misterioso e i locali si contavano sulle dita di una mano. 

Benito apre la sua prima “Marechiaro” in via Saragozza, ma l’inizio è in salita: i bolognesi sono diffidenti, guardano ma non entrano.

Benito però non si perde d’animo e tenta il tutto per tutto: piazza sotto i portici una botte di vino da tre quintali, con bicchieri pronti per tutti. Offro io! I passanti apprezzano, bevono, ringraziano… ma tirano dritto. Manca ancora la scintilla.

È allora che Benito cala l’asso. Accanto alla botte inizia a sfornare una pizza margherita gigante, fumante e profumatissima, offerta a spicchi ai passanti.

È la mossa vincente. Questo “corteggiamento” dura sei mesi, ma alla fine il profumo ha la meglio sulla diffidenza. I cinquanta posti del locale si riempiono in un lampo e, da quel giorno, non si sono più svuotati.

L’arte di fare la pizza

Dal successo della prima Marechiaro, Benito non si ferma più.

Nel 1970 trasferisce l’attività al Meloncello per aprire una nuova Marechiaro e da lì è un susseguirsi di nuove aperture: nascono la Piedigrotta (negli spazi dell’ex Garganelli), la San Gennaro, la Tramontana, fino all’Amalfitana e all’Amalfitana 2.

I nomi cambiano, richiamando sempre l’amata Campania, ma la clientela non ha dubbi e segue fedelissima questo “pizzaiolo-imprenditore” ovunque vada.

Il punto fermo di ogni suo locale?

Il forno a legna.

Mentre a Bologna in quegli anni dominavano i forni elettrici, Benito costruiva i suoi seguendo rigorosamente i canoni della sua terra. Per lui era una scienza esatta: il forno deve avere un fondo di tufo e uno di “suolo di Sorrento“, una pietra speciale capace di non disperdere il calore e mantenere fissi i 400 gradi necessari.

Anche il gesto di infornare non è lasciato al caso: si usa tassativamente la pala in legno di faggio. È il segreto per non trascinare residui di farina sotto la pizza che, bruciando, lascerebbero uno sgradevole retrogusto amaro. Dettagli che fanno la differenza.

1991: Nasce il Due Lune e la “nuova generazione”

L’ultima grande creazione di Benito a Bologna vede la luce nel 1991: è il Ristorante Pizzeria Due Lune.

Oggi il papà non c’è più, ma la sua eredità è in ottime mani.

A portare avanti il locale ci siamo noi: Maria, Jessica e Samantha, supportate dall’indispensabile Nico e da una squadra di professionisti affiatata.

Perché ci chiamiamo così?

Non è un errore astronomico, ma la nostra filosofia: siamo un pò luna campana e un po’ luna bolognese. Due anime che convivono alla perfezione: l’amore viscerale per le radici del Sud (Tramonti) e quello per la città che ci ha visto nascere (Bologna). Due facce di un’unica, grande passione per la buona tavola.

Rispetto ai tempi di Benito, il gusto si è evoluto e noi con lui. Abbiamo arricchito il menù con una ricerca continua sugli impasti, per accontentare tutti:

  • Tradizionale: Realizzato con farine meno raffinate e premiato con la De.Co. Tramonti (l’albo dei pizzaioli nel mondo) e associati alla pizza Tremonti. Per chi ha molta fame (o molti amici), la facciamo anche in formato gigante o al metro.
  • Integrale 100%: Farina macinata a pietra da chicco intero. Questa è una piccola rivincita storica: all’epoca Benito dovette toglierla dal menù perchè i bolognesi non erano ancora pronti. Oggi invece è amatissima. Aveva visto lungo lui!
  • Kamut® Bio: Grano antico khorasan, senza lievito aggiunto: sapore unico e altissima digeribilità.
  • Senza Glutine: Siamo stati i primi a certificarci AIC, con la regione e Dr. Schär e Mr. Free Pizza Point dal 2005: per i clienti celiaci, garantiamo sicurezza totale (e gusto vero).

 

Tra specialità bolognesi e piatti mediterranei, il Due Lune continua a essere quel luogo dove ci si sente a casa, proprio come voleva Benito.

Le nostre radici: Tramonti, la terra dei pizzaioli

Per capire davvero la nostra anima, bisogna fare un viaggio a Tramonti. È qui che affondano le radici di Benito e Maria. Siamo nel cuore della Costiera Amalfitana, a pochi chilometri da Amalfi, Positano e Ravello, ma in una dimensione diversa: più quieta e autentica.

Il nome stesso, “Intra Montes” (tra i monti), racconta di una gemma incastonata nei Monti Lattari, che regala la magia di un mare dalle mille sfumature di blu. Non a caso è considerato uno dei “borghi più belli d’Italia”.

Tra storia e campanili Tramonti è un luogo da scoprire con calma. C’è la storia, con i resti del Castello di Santa Maria la Nova (risalente al 1457 e voluto dal Principe Raimondo Orsini) o la Chiesa di S. Pietro Apostolo a Figline, con i suoi interni barocchi.

E poi ci sono i 13 campanili: uno per ogni frazione della vallata. Da qui, come da tanti paesi del Sud, in molti sono partiti per cercare fortuna altrove. Ma l’emigrazione ha avuto un risvolto positivo: ha fatto scoprire al mondo la laboriosità e la creatività dei Tramontani, diventati maestri assoluti nella ristorazione.

L’unico Comune con la Pizza De.Co. Tramonti ha un primato di cui andiamo fierissimi: qui l’arte dell’impasto risale addirittura al Medioevo. Proprio per questo, nel 2010, si è concluso l’iter per la De.Co. (Denominazione Comunale): attualmente Tramonti è l’unico Comune italiano a detenere questo riconoscimento per la pizza.

I sapori che portiamo in tavola Il segreto di tanta bontà? La natura.

  • La mozzarella fiordilatte: Ingrediente principe, frutto di una tradizione casearia che oggi si è unificata per garantire una qualità altissima.
  • Pelati di San Marzano: Rigorosamente DOP “Colline Salernitane”.
  • Il Vino: Prodotto dalle uve locali (certificato D.O.C.) ed esportato ormai in tutto il mondo.

 

La nostra terra ci regala anche farro, miele di castagno e limoni eccezionali. Ed è proprio dai limoni che nasce il nostro fiore all’occhiello: il Limoncello. Colore del sole, alcool a 33 gradi, zucchero e bucce profumate. Un classico che si è diffuso velocemente e che resta il protagonista indiscusso anche qui al Due Lune.

Pizzeria e ristorante Due Luna certificata AIC per l'utilizzo di prodotti Gluten Free.

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